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Dal sogno delle Olimpiadi all’incubo delle favelas Un Brasile in ginocchio e il coraggio di un uomo che aiuta gli ultimi a rialzarsi - Fondazione Angelo Affinita

Dal sogno delle Olimpiadi all’incubo delle favelas. Un Brasile in ginocchio e il coraggio di un uomo che aiuta gli ultimi a rialzarsi

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È passato quasi un anno dalle scorse Olimpiadi di Rio de Janeiro, la “Cidade Maravilhosa”.

Olimpiadi che di meraviglioso, però, hanno avuto ben poco.

Ti ricorderai sicuramente della strana acqua verde delle piscine, o dei numerosi scandali del doping. Dei tanti episodi di violenza.

Ma in pochi hanno parlato di quello che è successo dopo la fine di questa manifestazione sportiva, e del degrado che ha lasciato dietro di sé.

Qualche giorno fa Avvenire ha pubblicato un articolo sul post Olimpiadi, e su come per il Brasile sia iniziata un’epoca di enormi difficoltà economiche. Si parla di un passivo di oltre 6 miliardi di euro, con conseguenze catastrofiche per la popolazione.

Crac finanziari di questa portata sono spesso un’ottima scusa per applicare tagli alla spesa pubblica. E avrai già immaginato in quali settori.

Il sociologo Dario Sousa lo spiega molto chiaramente: “La crisi è un dato di fatto. Viene usata, però, per giustificare privatizzazioni e drastiche sforbiciate sui servizi base, come istruzione e sanità. Da cui dipende non solo una vita degna per le fasce più deboli, ma anche lo sviluppo del Paese nel lungo periodo”.

Molti degli studenti che frequentano le università vengono dalle favelas. Ma senza borse di studio, come faranno a continuare a studiare? Se le università saranno costrette a chiudere, chi darà loro una chance?

Lo stesso accade negli ospedali, dove molti reparti sono già chiusi da diversi mesi, per mancanza di personale. Con gli stipendi sospesi, gli operatori sanitari non ce la fanno più e cercano altre soluzioni per pagare i debiti personali accumulati.

Nel frattempo, per le strade di Rio de Janeiro gli abitanti vanno in cerca di guadagni facili, spesso finendo nel labirinto di morte della criminalità.

E se parliamo di Fortaleza, altro grande centro urbano brasiliano, la situazione è ancora più terribile.

Facciamo un piccolo viaggio virtuale. Mentre cammini sul lungomare e ti godi la brezza che arriva dall’oceano, prova a guardare all’angolo della strada. Una qualsiasi. Li vedi quei ragazzini? Alcuni non avranno più di otto anni. Alcuni hanno l’età dei tuoi figli. Le ragazzine tengono una bambola in mano, ma sono vestite come se fossero donne adulte. 

Avrai capito che non sono lì per giocare, ma per vendere qualcosa. Qualcosa di molto prezioso, a cui però non viene dato nessun valore. IL LORO CORPO. LA LORO INFANZIA. LA LORO VITA.

Fortaleza è uno dei mercati di prostituzione minorile più grandi al mondo. Un vero inferno per questi bambini che, costretti dalla fame e da tragiche situazioni famigliari, iniziano a vendersi in tenerissima età, per finire quasi sempre nel giro della droga senza aver ancora raggiunto i 18 anni.

Riesci a immaginarlo? No, perché una cosa così non si immagina. E’ un brutto sogno, un incubo da cui tutti vorrebbero svegliarsi subito. Ma per questi bambini, quello che ti ho appena descritto è la realtà che vivono ogni giorno.

Questa è la faccia del Brasile di cui nessuno parla, che nessuno vuole vedere e di cui lo stato non si sta occupando. Tutti si voltano dall’altra parte.

Tutti, ma non Padre Renato Chiera. Un piccolo uomo che ha creato progetti enormi, e che sta mettendo tutte le sue forze nella lotta contro il degrado sociale del Brasile.

La prima Casa do Menor è stata aperta trentaquattro anni fa. Lo scopo di Padre Renato era quello di dare accoglienza ai bambini di strada e ai ragazzi in fuga dagli squadroni della morte.

Da questo primo seme è nato un albero forte e sano, con tanti rami che hanno raggiunto cinque zone del Brasile, portando nuove possibilità di vita a chi la vita la stava perdendo del tutto.

Dall’attività di casa famiglia, la Casa do Menor ha via via offerto ai bisognosi gli strumenti per guarire dalle tante ferite che si portavano dentro – sia spirituali, che fisiche – per ricominciare a vivere una vita normale, da persone libere.

Ti spiego nel concreto di cosa sto parlando:

– scuole e asili per bambini

– corsi professionali per ragazzi e ragazze adolescenti – per diventare periti informatici, meccanici, parrucchiere, estetiste     o operatrici sociali

– attività di casa famiglia per i bambini di strada, che è rimasta una costante in tutti questi anni

– casa di accoglienza per ragazze madri, che sono spesso ragazzine vittime di abusi sessuali

Ti voglio parlare anche dell’aiuto che ogni settimana Padre Renato porta a coloro che vivono nelle cracolandie delle periferie, questi quartieri-carcere dove i dipendenti da crack vivono addossati l’uno all’altro su materassi sfatti, buttati in strada.

Mi ha colpito una cosa che ha detto Padre Renato pensando a loro. Ha detto che la loro condizione riflette la mancanza d’amore che vige nella nostra società.

Questo mi ha fatto capire che quello che sta succedendo in Brasile potrebbe succedere ovunque nel mondo. Perché la mancanza d’amore è una piaga che si sta diffondendo sempre più velocemente, anche nelle nostre case, in ufficio, nelle scuole.

Il lavoro che Padre Renato sta facendo è fondamentale e ha bisogno di tutto il sostegno possibile. Grazie alla Casa do Menor, tante persone sconfitte dalla vita hanno avuto una chance per rialzarsi e hanno trovato il coraggio di non arrendersi.

La Casa do Menor è diventata un punto di riferimento nei quartieri più poveri e disastrati di Rio de Janeiro, Fortaleza e Rosas dos Ventos. Ora più che mai questo progetto ha bisogno di supporto.

La Fondazione Angelo Affinita supporta e crede nel lavoro di Padre Renato Chiera. Questo perché il suo è un progetto volto ad aiutare le persone a costruirsi un futuro con le proprie mani, dando spazio e strumenti ai giovani, investendo sulla loro formazione e sui loro sogni.

Se anche tu credi che questo sia un lavoro fondamentale, e che possa combattere la mancanza d’amore a livello globale, aiuta Padre Renato.

Fallo adesso, perché non c’è momento migliore per iniziare a donare. Proprio adesso che le cose si fanno più difficili, c’è un grande bisogno di persone che lottano per le cause che valgono davvero. Perchè cambiare le cose, anche problemi che sembrano irrisolvibili, è sempre possibile. BASTA RIMBOCCARSI LE MANICHE E FARE IL PRIMO PASSO.

Angelo Affinita diceva sempre “È l’uomo che fa la differenza”.

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Si aprirà una pagina dove potrai dare il tuo contributo decisivo per i progetti della Fondazione, scegliere come aiutarci tramite una donazione libera o tramite l’acquisto del libro dedicato ad Angelo.

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