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Oggi ti regalo una rosa: qual è il segreto di una famiglia felice?

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Da dove parte la ricchezza di una persona?

Oggi la mia domanda è molto semplice. Ma la risposta, forse, non lo sarà altrettanto. La ricchezza, come saprai ha due caratteristiche: è relativa ed è un fatto sociale.

Il fatto che la ricchezza sia relativa, oltre che abbastanza scontato è un fatto abbastanza risaputo: è ricchezza tutto ciò che per sua natura arricchisce, tutto ciò che accresce, è ricco, per esempio, un uomo che ama ed è amato a sua volta, o un professionista soddisfatto giorno per giorno del proprio lavoro.

Ma la ricchezza, anche quella economica, è un prodotto sociale, nata col denaro e basandosi sul primo nucleo sociale: LA FAMIGLIA.

Così è la famiglia la rosa che voglio regalarti oggi, dopo che è da poco finita la Festa della rose che abbiamo fatto in Fondazione. Questo incontro si va ad inserire nel percorso nato in collaborazione con Il Veliero e con l’Orientamento familiare per le famiglie.

Questi incontri riprenderanno a settembre e saranno strutturati in percorsi organizzati sulla fascia di età dei figli o dedicati alla coppia.

Da uno degli interventi è venuta fuori un’interessantissima analisi: è il perdono il segreto per una famiglia felice. 

Questo è stato l’intervento – illuminante – del dott. Bruno Iadaresta

“Saper perdonare è la competenza centrale su cui poter fondare una relazione familiare forte.

Per perdonare però dobbiamo innanzitutto imparare a perdonarci: Gli uomini non possono vivere tra di loro se non si perdonano de essere solo quello che sono.

Per costruire una cultura del perdono in famiglia devo perdonare me stesso e dire che ho bisogno di essere perdonato.

Dire: Scusami perché io sono solo questo.

Nessuno è perfetto ed è fisiologico che ci siano dei momenti di confronto o scontro all’interno della famiglia. Occorre però tradurre le imperfezioni che ci legano in una crescita personale e relazionale, in amore.

Non bisogna avere fretta.

Perdonare è un percorso che ha i suoi tempi e bisogna rispettare anche la necessità di elaborazione dell’altro. Il perdono va maturato.

Perdonare è fare pace con i propri ricordi e non diventare prigionieri del passato. Atto di libertà perché ci liberiamo del rancore.

Imparare a perdonarsi è fondamentale anche per i figli.

Con l’esercizio del perdono diciamo ai nostri figli non sarete perduti anche quando sbaglierete anche quando non risponderete alle nostre aspettative. Ognuno va amato per quello che è anche nel fallimento. Far vedere ai nostri figli che siamo fallibili li prepara ad affrontare le difficoltà della vita.

I figli ci vedono e comprendono se viviamo ogni giorno l’amore.

Il matrimonio dei nostri figli si reggerà sul bagaglio di competenze di relazione familiare che gli daremo all’interno della nostra famiglia”

Non sei d’accordo?

Eppure ogni nostro affetto è vincolato dal perdono. Ma per farlo dobbiamo innanzitutto imparare a perdonarci. Dobbiamo perdonare la nostra finitezza. Per costruire una cultura del perdono in famiglia bisogna perdonare innanzi tutto se stessi, bisogna ammettere questa finitezza e renderla manifesta anche agli altri membri della famiglia.

Nessuno è perfetto ed è fisiologico che ci siano dei momenti di confronto o scontro all’interno della famiglia. Occorre però tradurre le imperfezioni che ci legano in una crescita personale e relazionale, in amore.

C’è una sola regola: Non bisogna avere fretta.

Il perdono è un percorso che ha i suoi tempi e bisogna rispettare anche la necessità di elaborazione dell’altro. Il perdono va maturato perché bisogna fare pace con i propri ricordi e non diventare prigionieri del passato.

Imparare a perdonarsi è fondamentale anche per i figli. Ognuno va amato per quello che è anche nel fallimento. Far vedere ai nostri figli che siamo fallibili li prepara ad affrontare le difficoltà della vita.
I figli ci vedono e comprendono se viviamo ogni giorno l’amore.

Ecco perché la nostra vita familiare può essere un esempio di umanità e di rispetto. Perché la famiglia è la base dell’uomo. Il suo nido e il suo approdo.

E come diceva Angelo Affinita: “È l’uomo che fa la differenza”.

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