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Perché fare grandi sacrifici? La storia dei giovani aspiranti pizzaioli del carcere minorile di Airola

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di Giovanna Megna

“Qual è la “convenienza” del sacrificio?”

La domanda è di Patrizia Flammia, tutor del corso pizzaioli, che mi ha insegnato a vedere le cose da diverse prospettive.

Ieri abbiamo concluso il primo Corso per giovani piazzaioli destinato ai ragazzi dell’Istituto penale minorile di Airola.

Giovanni e Lucio sono i giovanissimi figli di Franco Massimo, titolare della pizzeria Al Buco di Cervinara, che ospita l’ultima  giornata di formazione all’esterno.

Il papà non c’è più da qualche anno, ma la sua presenza è molto forte: nei racconti di Giovanni, il maggiore, che ci parla di quando a 12 anni non conosceva l’uscita del sabato sera, perché lavorava e vedeva i suoi compagni uscire a divertirsi, o festeggiare il compleanno proprio nel locale di famiglia – lui che di compleanni festeggiati fuori non ne ricorda.

Ha fatto molti sacrifici, dice, ma non con amarezza e rimpianto. Il suo è orgoglio, di chi ha avuto in eredità non solo un locale da mandare avanti, o un fratello più giovane di cui deve prendersi cura.

L’eredità di Giovanni è più grande.

Poi c’è Alessandro, che in pochi  minuti abbiamo ribattezzato il “terzo figlio”. È giovanissimo anche lui, 25 anni, ma a sentirlo parlare è già adulto da tempo.

Ha iniziato a lavorare dal papà di Giovanni da ragazzino, il padre era emigrato a Torino, ne ha avuto uno putativo, che gli ha insegnato il mestiere.

All’inizio, 5 euro a settimana, poi 30, poi “te ne devi andare da qui, perché vali di più di quanto ti posso dare, io ti ho insegnato tutto  quello che so”.

Alessandro, che la fidanzata lo ha lasciato perché  lavorava il sabato sera (e poi si è pentita), è impaurito, ma va via e vola alto, oggi lavora in una delle più rinomate pizzerie di Benevento, è istruttore e parla con una competenza che sembra un chimico e un cuore, che sembra venire da un tempo lontano.

Anche lui di sacrifici ne ha fatti molti, anche in lui solo orgoglio e nessun rimpianto.

È questa la “convenienza” che traggono oggi dai loro sacrifici.

Due giovani pizzaioli affermati, che parlano ai giovani in formazione, li provocano, si scaldano di fronte a risposte che non condividono. Vorrebbero a tutti i costi portarli “su un’altra strada”.

Lucio, il piccolo della famiglia, 16 anni, non ci dice nulla, ma ci mostra il duro allenamento per il prossimo campionato mondiale di pizza acrobatica.

Non sappiamo se i ragazzi dell’Istituto oggi hanno imparato a fare meglio la pizza.

Quello di cui siamo sicuri è che sono stati esposti al contagio di storie sane, di giovani uomini, che vorremmo ascoltare ogni giorno.

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