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Ascolta le parole di chi ha acceso la speranza nei giovani detenuti del carcere minorile di Airola

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Il video che ho condiviso con te oggi va controcorrente. Le persone che ascolterai sono uomini e donne normali, che però hanno fatto qualcosa di davvero straordinario.

Giovanna Megna, avvocato, è una donna molto attiva nel mondo del volontariato. Giovanni Franco gestisce una pizzeria insieme al fratello e alla madre. Alessandro Vittorio fa il pizzaiolo a Benevento. Marco Amoriello è un maestro della pizza napoletana tradizionale.

Fin qui, nulla di eccezionale. Quattro persone normali, con lavori e vite normali, senza niente in comune. Ma se ascolti la storia che raccontano in questo video, capirai di non averci visto giusto.

Dietro alla loro normalità si nascondono quattro persone che hanno deciso di FARE LA COSA GIUSTA.

Fare la cosa giusta significa dare speranza agli ultimi. E in questo caso, gli ultimi sono i giovani detenuti del carcere minorile di Airola. Qui scontano la loro pena ragazzi dai 14 ai 18 anni, e in alcuni casi anche minori di 14 anni. Le loro storie sono simili, ma ognuna ha un dolore diverso.

Ci sono giovani che scontano una pena per scippo, spaccio o violenza. Altri hanno ucciso, o si sono affiliati a gruppi mafiosi.

Il carcere minorile di Airola ospita giovani detenuti che provengono da alcune delle zone più degradate d’Italia. La periferia di Napoli e di altre città campane, dove la camorra e la povertà mietono vittime anche fra i giovanissimi.

Ognuno di questi ragazzi ha vissuto un’infanzia problematica, che li ha lasciati privi della possibilità di avere un futuro.

Ti faccio una domanda. Assumeresti un giovane ex detenuto?

Molti rispondono di no. Scontare una condanna in riformatorio diventa un marchio d’infamia impossibile da cancellare. Per questi ragazzi è molto difficile trovare un lavoro e rifarsi una vita una volta fuori dal carcere.

E a quel punto, la soluzione è una sola: tornare a delinquere.

Ma ci sono persone che scelgono di intraprendere una strada diversa. Persone come Giovanna, Marco, Alessandro e Giovanni, che insieme alla Fondazione Angelo Affinita hanno dato una possibilità di riscatto a questi ragazzi. E lo hanno fatto con la pizza.

La pizza napoletana è tradizione, bontà e storia. Fa parte del nostro dna, ed è senza dubbio una delle creazioni di cui possiamo andare fieri. Invidiata e richiesta in tutto il mondo, la pizza è diventata nel tempo un vero e proprio biglietto da visita per molti giovani.

Oggi, avere una “laurea” nell’arte della pizza può aprire le porte del mondo del lavoro. In Italia e all’estero.

È questa l’idea che ha dato il via al progetto: un corso per pizzaiolo tenuto da professionisti del settore. Hanno partecipato 14 giovani detenuti, e alcuni di loro hanno anche avuto la bellissima opportunità di svolgere un periodo di stage alla pizzeria Il Buco di Cervinara.

L’iniziativa ha avuto un enorme successo. I partecipanti hanno imparato le tecniche di base del fare la pizza, ma soprattutto hanno potuto assorbire tutta la passione dei loro insegnanti. Una passione vera e genuina per il loro lavoro, che gli ha permesso di distinguersi e fare carriera.

Uno degli obiettivi del corso era proprio questo: dare ai ragazzi degli ESEMPI POSITIVI da seguire.

Come Alessandro, che ha iniziato la gavetta a 13 anni, ed ora è un pizzaiolo affermato a Benevento. O come Giovanni, che ha deciso di fare tanti sacrifici per dare un futuro alla pizzeria del padre.

Il corso non ha voluto dare false speranze o idee sbagliate sul lavoro da pizzaiolo. I giovani detenuti hanno potuto toccare con mano la fatica di questo mestiere, l’impegno richiesto e i guadagni limitati dei primi tempi.

Ma questi aspetti fanno parte di una gioia molto più grande.

La gioia del conquistare qualcosa con le proprie forze. La bella sensazione di lavorare in una squadra, dove ognuno si prende cura del proprio compagno. La soddisfazione di riuscire a cucinare una pizza perfetta, che rende felici i clienti del locale. LA POSSIBILITÀ DI RISCATTARSI.

Come dice Marco Amoriello, questi ragazzi sono mossi da un’enorme voglia di riuscire. Dopo aver provato tutte le amarezze della vita, sentono il bisogno di riscattarsi, di giocarsi fino in fondo la possibilità di costruirsi un futuro lontano dal loro passato.

Ed è proprio attraverso la pizza che possono vincere quel  passato, gli errori commessi e i luoghi dove sono cresciuti.

Uno dei giovani ex detenuti del carcere ora lavora a tempo pieno con Marco a Cervinara. È una vera vittoria per questo progetto. Ed è per vittorie come questa che non dobbiamo fermarci!

Ho bisogno di te per organizzare una nuova edizione del corso per pizzaiolo e portare nel carcere minorile di Airola la speranza. Questi ragazzi si meritano una possibilità nella vita, e tu hai il potere di dargliela e aiutarli a rialzarsi.

So che ti sto chiedendo un grande sacrificio, ma non è mai semplice andare controcorrente. Non è semplice essere persone normali che fanno cose eccezionali. Ma è per questo che lo chiedo a te, che conosci il valore della fatica e la gioia di fare qualcosa di buono.

Dona oggi il tuo contributo, e accendi la speranza nei giovani del carcere minorile di Airola.

Angelo Affinita diceva sempre “È l’uomo che fa la differenza”.

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